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r t i s t a d e l m e s
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Intervista con Silvia Vera Guevara
di Rocío
Heredia
Silvia, non sei solo un'artista, ma anche Maestra
di Belle Arti. Percepisco in te un forte interesse per entrambe
le tue passioni, la creazione e insegnamento. Pensi che l'aver
studiato con Maestri come Guillermo Cuello e Salvatore Pagliuca
ti abbia spinto verso l'insegnamento a tua volta?
In realtà pensavo all'insegnamento prima di conoscere Guillermo
Cuello e Salvatore Pagliuca. Essi hanno influito in seguito,
nel senso che hanno cambiato il mio modo di insegnare e il
mio rapporto con gli alunni. Ho imparato moltissimo da entrambi
e li considero maestri, anche se le mie esperienze con ciascuno
di loro sono da considerarsi diverse, sia per le loro diverse
personalità che per il periodo della mia vita nel quale ebbero
luogo.
L'esperienza alla Scuola Nazionale di Belle Arti "Prilidiano
Pueyrredón" richiedeva molti requisiti accademici: selezione
personale da parte dell'insegnante, svolgimento di corsi e
superamento di esami. Quel periodo di perfezionamento presso
lo studio del professor Guillermo Cuello fu molto importante
per me perché lui capiva realmente la mia pittura, si interessava
ad essa e allo stesso tempo c'era da parte mia una grande
ammirazione per la sua opera. Fu fantastico poter dipingere
nel suo studio, circondata dai suoi quadri, i suoi libri e
la sua musica. Lavoravamo assieme alla sua mostra in un centro
culturale di Buenos Aires e in tal modo potei conoscerlo in
profondità grazie a conversazioni interminabili sulla sua
arte. Questo perfezionamento mi servì anche come precedente
per un altro corso come guida museale.
L'esperienza della borsa di studio del Centro Culturale Franco-Italiano
con il dottor Salvatore Pagliuca, fu completamente differente.
Qui dovevo confrontarmi e competere con tutti i pittori, italiani
o stranieri, che desideravano partecipare all'iniziativa.
La competenza richiesta era infinitamente maggiore e ovviamente
le possibilità di vincere erano minori.
La notizia dell'ottenimento della borsa giunse in un momento
cruciale della mia esistenza, e fu la risposta alla mia domanda
se valeva veramente la pena di continuare a dipingere quando
le mie speranze stavano venendo meno.
Affrontai il mio viaggio in Italia con entusiasmo. Dipinsi,
conobbi gente e luoghi storici per l'umanità, praticamente
il sogno di ogni artista divenuto realtà. Salvatore Pagliuca
è archeologo e poeta, e capisce la mia opera in un modo che
mi emoziona. Fu un'esperienza indimenticabile.
Come ha influenzato la tua opera artistica l'insegnamento?
Come trasmetti la tua passione ai tuoi allievi?
Lavoro insegnando in una scuola rurale, a bambini della 4
e 5 elementare. Credo che dipingere ed insegnare siano esperienze
molto diverse le une dalle altre. Insegnare ai bambini piccoli
significa trasmettere i contenuti di base che possono comprendere
alla loro età, per esempio la nozione di distanza o la mescolanza
tra i colori primari per ottenere quelli secondari. Non tutti
sono potenziali artisti, e il mio compito è far loro apprendere
i programmi educativi, dove l'estetica è secondaria. Lo stimolo
gioca un ruolo importante e perciò alterno le attività obbligatorie
con altre che sollecitino il senso artistico e aiutino a formare
la creatività, la responsabilità e la felicità di ottenere
una propria creazione. Quest'anno abbiamo realizzato una rivista
di interesse generale, libri tematici, murales, e stiamo preparando
un sistema solare tridimensionale che include gli asteroidi
e il pianeta del Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupery.
L'insegnamento non influisce direttamente sulla mia opera.
Però le situazioni nelle quali mi ritrovo lavorando, dipingendo,
prendendomi cura della casa, di mio figlio e di mio marito
sono fonte di conflitti che necessitano di una ricerca di
soluzioni. Tali esperienze alimentano e modificano a quotidianità
e sicuramente influenzano l'immagine pittorica.
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